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Rischio di mortalità associato a fratture osteoporotiche a basso trauma e a successive fratture in uomini e donne

Sono disponibili pochi dati sulla mortalità a lungo termine dopo frattura osteoporotica e ancora meno su quella dopo fratture successive.

Ricercatori del St Vincent's Hospital, a Sydney ( Australia ) hanno esaminato il rischio di mortalità a lungo termine in donne e uomini dopo tutte le fratture osteoporotiche e hanno valutato l’associazione delle successive fratture con questo rischio.

Lo studio prospettico ha coinvolto la coorte del Dubbo Osteoporosis Epidemiology Study, composta da donne e uomini di età uguale o superiore ai 60 anni, che avevano avuto una frattura tra aprile 1989 e maggio 2007.

Nelle donne ci sono state 952 fratture da basso trauma con 461 decessi e negli uomini 343 fratture seguite da 197 decessi.

I tassi standardizzati di mortalità aggiustati per l’età sono aumentati in seguito alla frattura dell’anca ( SMR: 2.43 e 3.51 ), fratture vertebrali ( SMR: 1.82 e 2.12 ), fratture maggiori ( SMR: 1.65 e 1.70 ) e fratture minori ( SMR: 1.42 e 1.33 ) sia per le donne sia per gli uomini, rispettivamente.

La mortalità è aumentata per tutte le età e per tutte le fratture ad eccezione delle fratture minori per le quali l’aumento della mortalità è risultato solo apparente per le persone con più di 75 anni. L’aumentato rischio di mortalità è rimasto tale per 5 anni per tutte le fratture e fino a 10 anni per le fratture dell’anca.

Gli incrementi nella mortalità assoluta, che sono risultati superiori all’atteso, sono apparsi compresi tra 1.3 e 13.2 per 100 persone-anno per le donne e da 2.7 a 22.3 per 100 persone-anno negli uomini, a seconda del tipo di frattura.

Fratture successive sono risultate associate ad un aumento del rischio di mortalità di 1.91 nelle donne e di 2.99 negli uomini.
Il rischio di mortalità in seguito a fratture successive è poi diminuito, ma per oltre 5 anni ancora è rimasto comunque più alto di quello della popolazione generale ( SMR: 1.41 e 1.78 per donne e uomini, rispettivamente ).

I predittori di mortalità dopo qualsiasi frattura da fragilità per uomini e donne includevano età, debolezza del quadricipite e fratture successive, ma non le comorbidità. Inoltre la bassa densità ossea, passato da fumatore e inchinarsi sono risultati predittori per le donne, e una minore attività fisica per gli uomini.

In conclusione, in un campione di donne e uomini anziani, tutte le fratture da basso trauma sono risultate associate a un aumento del rischio di mortalità per un periodo da 5 a 10 anni.
Successive fratture sono risultate associate a un aumento del rischio di mortalità per ulteriori 5 anni. ( Xagena2009 )

Bliuc D et al, JAMA 2009; 301: 513-521


Endo2009

 
 
 
 
 
 
 
Xagena.it

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