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Ibandronato nella prevenzione delle fratture non-vertebrali

È stata compiuta un’analisi con l’obiettivo di valutare l’effetto di alti rispetto a bassi dosaggi di Ibandronato ( Bonviva ) sulle fratture non-vertebrali.

Sono stati analizzati i dati di 8 studi clinici randomizzati in cui i pazienti erano stati trattati per almeno un anno con Ibandronato.

È stato osservato che combinando dosi di esposizione cumulativa annuale maggiore o uguale a 10,8 mg ( dopo trattamento con 150 mg una volta al mese, 3 mg per via endovenosa ogni 3 mesi o 2 mg per via endovenosa ogni 2 mesi ) rispetto alle dosi di esposizione cumulativa annuale di 5.5 mg, di due studi clinici, il valore dell’hazard ratio è risultato pari a 0,62 ( P=0.038 ).

È stato riscontrato un trend dose-risposta con l’aumentare delle dosi di esposizione cumulativa annuale ( 7.2 vs 12 mg ) in confronto all’esposizione cumulativa annuale di 5.5 mg.

Dall’analisi è emerso un effetto dose-risposta riguardo alle fratture non-vertebrali quando sono state confrontate dosi di esposizione cumulativa annuale alte e basse.
Una significativa riduzione delle fratture non-vertebrali è stata riscontrata quando sono stati valutati i dati aggregati di studi clinici che hanno impiegato dosi di esposizione cumulativa annuali maggiori o uguali a 10.8 mg versus dosi uguali o inferiori a 7.2 mg; e con dosi di esposizione cumulativa annuale maggiore o uguale a 10.8 mg versus dosi di 5.5 mg ( riduzione del 38% ).

I più alti dosaggi di Ibandronato ( 150 mg/mese o 3 mg per via endovenosa ogni tre mesi ) hanno ridotto in modo significativo il rischio di fratture non-vertebrali nelle donne in postmenopausa. ( Xagena2009 )

Cranney A et al, Osteoporosis Int 2009; 20: 291-297


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